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Questi giorni

  • Uscita:
  • Durata: 120min.
  • Regia: Giuseppe Piccioni
  • Cast: Margherita Buy, Marta Gastini, Maria Roveran, Laura Adriani, Caterina Le Caselle, Filippo Timi, Alessandro Averone, Mina Djukic, Sergio Rubini, Giulio Corso
  • Prodotto nel: 2016 da MATTEO LEVI, VERDIANA BIXIO PER 11 MARZO FILM, PUBLISPEI, RAI CINEMA
  • Distribuito da: BIM
  • Tratto da: liberamente ispirato al romanzo "Color betulla giovane" di Marta Bertini
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TRAMA

Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, nell'incanto di un temporaneo sconfinamento nella natura, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini, gli entusiasmi occasionali, i contrasti inoffensivi, i sentimenti coltivati in segreto. Il loro legame è tuttavia unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una di loro a Belgrado, dove l'attendono una misteriosa amica e un'improbabile occasione di lavoro.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Quattro ragazze in cerca di se stesse. Quattro 20enni normali, che stanno e viaggiano insieme non si sa perché. Amicizia? Forse, ma non è sicuro, di certo non è scontato. Maria Roveran eccelle all’università, dove prepara una tesi sul Paradiso perduto e si fa apprezzare dal prof. Filippo Timi. A casa ha un rapporto non conflittuale, ma forse superficiale con la madre, Margherita Buy, di professione parrucchiera. Le altre tre sono Marta Gastini, in procinto di trasferirsi a Belgrado per un modesto impiego da cameriera; Laura Adriani, un padre padrone (Sergio Rubini), ma apparentemente sicura di sé e financo sprezzante; Caterina Le Caselle, violinista e incinta. Tutte e quattro partono per Belgrado: non succederà nulla, ma accadrà qualcosa, anche e non solo perché una di loro ha un cancro e anziché viaggiare dovrebbe curarsi… In Concorso a Venezia 73, è Questi giorni , diretto da Giuseppe Piccioni, che ha un merito indubbio: declinare la precarietà in forma amicale. Appoggiandosi sul teen movie quale genere di riferimento, più che altro per ragioni anagrafiche (dei personaggi), Piccioni non adopera però la drammaturgia e pure la poetica del romanzo di formazione: poco succede, e l’avvio in medias res non subisce, malattia a parte, particolari scossoni. Sono ragazze di oggi – anche se le connotazioni temporali sono in difetto – e se non i pensieri i legami, palpiti, aneliti, destinazioni paiono deboli, poco profondi, soprattutto poco interessanti: mala tempora currunt o il film ha qualche problema? Al netto dello status quo, la seconda: Questi giorni non riesce mai a interessarci di queste ragazze, a farci sovrapporre il nostro vissuto – o il nostro presente – a quel che vediamo: apatia, abulia, indecisione dalle ragazze, ovvero la storia, contagiano il racconto, palesando un’irresolutezza di fondo dietro la macchina da presa e, ancor prima, in scrittura. Ci sono parentesi a fuoco, su tutti quella con il giovane prete, ma i cammei – Timi, Rubini – sono incongrui, se non deleteri; le musiche, un mugolio a cappella reiterato, fanno poco e male coro greco; la regia – nel finale al parchetto dell’ospedale la Roveran entra nella sua stessa soggettiva!!! – non brilla per inventiva, ma si adagia su ritmi e giorni, questi giorni, incolori, insapori, vecchi come solo i (non) giovani sanno essere.

  • Il Mattino

    Le esordienti Le Caselle, Roveran, Adriani e Gastini risultano abbastanza credibili e si adattano senza forzature al ritmo rapsodico voluto dal regista, garbato nell'inanellare alcuni episodi da road movie giovanilistico, ma non altrettanto felice nel ritagliare sfondi ambientali inediti o sorprendenti, e soprattutto nell'introdurre i personaggi «forti » o che dovrebbero rappresentare un'alternativa all'itinerario iniziatico delle protagoniste e invece rischiano d'appiattirne i tenui sentimenti in fiore. La madre parrucchiera scombinata di Margherita Buy, il padre cialtronesco di Sergio Rubini e il professore fascinoso ma imbranato di Filippo Timi non è che siano stridenti sul piano professionale, ma obbediscono a motivazioni pretestuose in quanto di routine e viceversa «Questi giorni» che dovrebbero diventare nell'amara e certo sentita deriva finale un ricordo unico e irripetibile, sembrano invece attorcigliarsi nelle recidive paturnie di quattro graziose signorine (un po' troppo) senza qualità.

  • Libero

    Piacerà perché le ragazze sono notevoli (Maria Roveran e Laura Adriani sono bellissime, la Gastini ha indubbio temperamento) e Margherita Buy pur avendo poche scene, riesce a lasciare il segno. La regia di Piccioni procede a corrente alternata (film troppo lungo) ma nelle scene belgradesi prende decisamente lena.

  • Il Giornale

    (...) il pianto di mamma Margherita Buy davanti all'attonito, malrasato Filippo Timi è l'unica scena da ricordare.

  • Avvenire

    Il regista mette in scena i movimenti del tempo e quelli delle emozioni in un racconto dove silenzi e sguardi esprimono più delle parole.

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