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Escobar

  • Uscita:
  • Durata: 120min.
  • Regia: Andrea Di Stefano
  • Cast: Benicio Del Toro, Josh Hutcherson, Carlos Bardem, Claudia Traisac, Brady Corbet, Ana Girardot, Laura Londoño, Aaron Zebede, Micke Moreno
  • Prodotto nel: 2014 da CHAPTER 2, PATHÉ PRODUCTION, ORANGE STUDIO, ROXBURY, PARADISE LOST FILM A.I.E, NEXUS FACTORY, JOUROR DEVELOPPEMENT
  • Distribuito da: GOOD FILMS (2016)
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TRAMA

Nick pensa di aver trovato il paradiso quando raggiunge il fratello in Colombia. Una laguna turchese, una spiaggia d'avorio, onde perfette. Un sogno per questo giovane surfista canadese. Poi incontra Maria, una splendida ragazza colombiana. I due si innamorano follemente e tutto va benissimo fino a quando Maria presenta Nick a suo zio: Pablo Escobar.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Escobar, chi era costui? Prova a dircelo un regista Italiano, anzi, un attore italiano, Andrea Di Stefano, che esordisce alla regia con Escobar: Paradise Lost . Al festival di Roma nella sezione Gala, ha un cast super: Benicio Del Toro nella parte del signore della droga colombiano, Josh Hutcherson (Hunger Games) in quello della “preda”. Scrive  e dirige, il bravo Di Stefano, ma l’italianità finisce qui: producono i francesi, perché – lo dice il regista, ma è tristemente evidente – un film con un budget medio-alto è un problema entro i nostri confini. Comunque, dopo i Minervini, i Pallaoro e compagnia migrante, viene il sospetto che il nostro cinema migliore, anzi, più vivo e performante si faccia fuori dall’Italia. Chissà. Nel film, due ore di durata, il canadese Nick (Josh Hutcherson) pensa di aver trovato il paradiso quando raggiunge il fratello in Colombia: laguna turchese, spiagge stupende, l’habitat ideale per un surfista. E le cose addirittura migliorano quando incontra la stupenda Maria (Claudia Traisac): si innamorano, tutto va alla grande, finché la ragazza non gli presenta lo zio. Sì, è Pablo Escobar. Il valore metamorfico di Del Toro non è una novità, e qui mette in bacheca un altro ruolo superbo, ma pure Hutcherson se la cava bene. E che dire della regia? Internazionale, tra il Carlos di Assayas (modello non raggiunto) e qualche Training Day di hollywoodiana memoria, soprattutto attenta alle esigenze del grande pubblico in termini di pathos più che di action. Nulla di clamoroso, capiamoci, ma esordire così e con questo schema produttivo, beh, ha del miracoloso. Insomma, Gabriele Muccino rischia di non rimanere solo a lungo Oltreoceano. L’Italia, questa sì, rimarrà sola.

  • Il Messaggero

    (...) un film un po' all'antica e piuttosto ben fatto anche se aggiunge poco al genere, che mostra Escobar (un gigionissimo Benicio Del Toro) con gli occhi di un innocente (...) ottimo Josh Hutcherson (...). Trattandosi di un personaggio reale, sarebbe bello lo fosse anche la storia. Non è cosi. La trama è in sostanza di fantasia, ma anche se procede per grandi semplificazioni illumina lati poco noti o dimenticati di Escobar. La carriera politica parallela a quella criminale, il populismo molto latinoamericano, il culto della personalità. La chiave per cosi dire 'intimista' costringe a minimizzare il peso internazionale del personaggio e del famigerato cartello di Medellin, che fu sradicato da Cia e Fbi. Ma sono molto interessanti alcune scelte controcorrente rispetto alla retorica dei thriller made in Usa. Prima su tutte le violenza, più psicologica che esibita, vista da un personaggio che è anche un portavoce dello spettatore, e proprio per questo più efficace.

  • La Repubblica

    Il supercriminale colombiano Pablo Escobar (1949-1993) ha ispirato l'ex attore e ora regista italiano Andrea Di Stefano che nel realizzare questo 'Paradise Lost' (titolo originale ) ha cercato di modellare il suo personaggio sul 'Padrino' e il suo interprete Benicio Del Toro sul Marlon Brando più monumentale (del 'Padrino' e di 'Apocalypse Now'). Accostandogli un deuteragonista di fantasia nel proposito, drammaturgicamente giusto ma alla fine poco riuscito, di sottrarsi alla piattezza del biopic facendo risaltare la dimensione umano-privata di un personaggio che fu addirittura idolatrato e il contrasto tra l'efferatezza pubblica e il culto della famiglia. (...) L'esito, meccanico, contraddice le intenzioni e l'ambizione di scavare in profondità.

  • Il Fatto Quotidiano

    Non c'è solo 'Narcos', la serie targata Netflix con Wagner Moura nei panni di Pablo Escobar (...). Anche il cinema rivendica la sua parte nel raccontare il signore della droga colombiano, e lo fa con un attore italiano, Andrea di Stefano, esordiente alla regia (...). Incredibile ma vero, per questa sua prima avventura dietro la macchina da presa Di Stefano ha avuto la disponibilità di due illustri colleghi: il metamorfico e mesmerizzante Benicio Del Toro e il più giovane Josh Hutcherson (...) un progetto ambizioso, a metà strada tra le logiche spettacolari hollywoodiane e l'intimismo psicologico europeo. (...) Le capacità attoriali e 'immersive' di Del Toro non sono una novità, e qui mette in bacheca un'altra signora prova, ma a stupire è Hutcherson che non si fa schiacciare dal collega, tenendogli testa non solo per osservanza di copione: lotta d'attori. Sono, Benicio e Josh, le chiavi d'accesso empatiche a un universo, e una storia, che Di Stefano si sforza di mantenere a mezza costa tra la mitologia stupefacente di Escobar e, complice lo specchio di Nick e Maria, il suo cóte più privato, se non intimo, la natura di capopopolo, di Stato parallelo, di Robin Hood molto sui generis. Poeticamente e, ancor stilisticamente questa intenzione si traduce in una terza via tra il 'Carlos' di Olivier Assayas, modello esplicito ma non raggiunto, e l'hollywoodiano 'Training Day': una sintesi che domicilia tensione documentarista e sviluppi action, ma privilegia sempre il sentimento all'azione, la violenza psicologica a quella fisica, la potenza all'atto. Sia chiaro, non mancano incongruenze e inverosimiglianze, ma 'Escobar' sa percorrere un'altra pregevole terza via, unendo a una facilità di regia d'impronta seriale l'anelito introspettivo autoriale, come fosse un pilot esteso con volontà - e velleità - d'essai. Per un esordiente 'in fuga' questo non è importante, è tutto.

  • Libero

    Piacerà perché è un buon film. Forse sarebbe solo discreto (nonostante la regia più che rispettabile dell'esordiente Andrea Di Stefano) se non poggiasse sulla presenza in ogni senso gigantesca di Benicio Del Toro, un Pablo Escobar che più Escobar non si potrebbe (sconcio e carismatico, affabile e terrfficante).

  • Il Giornale

    Un biopic su Escobar che unisce sapientemente anche azione e thriller, senza cali. Dirige, molto bene, il «deb» Andrea Di Stefano.

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